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Il ritorno: perché?
L´idea del ritorno costituisce la fase conclusiva di un processo migratorio complesso che include la partenza, il viaggio e l´arrivo. Si tratta di un pensiero sempre presente in tutte le persone che emigrano dal proprio paese. La modalità e la tempistica in cui tale idea prende forma può essere determinata da motivi personali, sociali e/o dallo status del migrante. Un rifugiato, per esempio, non sceglie di allontanarsi dalla propria patria e aspirerebbe a ritornarvi non appena possibile, mentre per un immigrato il rientro può essere il risultato di scelte calcolate e miranti a realizzare un progetto definito. A livello psicologico la differenza risiede nel fatto che nel caso dell´immigrato il ritorno è più o meno un fatto programmabile, invece nel caso del rifugiato presenta una spinta emotiva sempre presente. Questa spinta spesso inconscia, deve essere presa nella dovuta considerazione. Se trascurata, o sottovalutata, infatti, essa può inficiare la riuscita di quegli interventi che mirano a supportare il processo di integrazione del migrante nel paese di accoglienza.
A titolo esemplificativo, la storia di Lot e di sua moglie
"La città di Sodoma è in fiamme e Lot e la sua famiglia fuggono; dio concede loro di salvarsi a patto che non si voltino indietro a guardare, mai, nemmeno un instante, la città maledetta a causa della perversione dei suoi abitanti. Pena la trasformazione in statue di sale.
Lot non è alla sua prima esperienza di esule, dalla sua città natale si è trasferito prima ad Harram in Mesopotamia e poi in Canaan, e dopo ancora nella regione della Pentapoli e infine a Sodoma. Lot non si volta, le fiamme illuminano il cielo alle sue spalle, il crepitio e le urla si affievoliscono dietro i suoi passi. Ma la moglie di Lot, di cui nella Bibbia non ci viene detto il nome, non resiste alla tentazione di girarsi. Un attimo, un attimo soltanto per guardare per l´ultima volta la città nella quale è nata e vissuta e ha conosciuto l´amore e la maternità. Lei non ha esperienza. E´ la prima volta che fugge. Come sembra crudele la punizione di dio che la inchioda su quell´ultimo quadratino di terra da cui non potrà più muoversi, neanche quando le fiamme purificatrici lambiranno i suoi piedi di sale.
La moglie di Lot simboleggia, più che la disubbidienza alla volontà di Dio, l´impossibilità di staccarsi dal telaio della propria esistenza, da quei fili tessuti giorno per giorno con i luoghi, le voci, le persone e gli odori della propria terra, lo stravolgimento che comporta cambiare lingua, abitudini, modalità di rapporto con gli altri continua a essere, a volte insopportabile; perdere da un giorno all´altro i contorni precisi che tracciano una identità, diventare solo un "qualcuno", a cui il fuoco alle spalle ha distrutto ogni possibile riferimento, può creare uno spavento simile alla morte per chi, come la moglie di Lot è più fragile."
(La moglie di Lot. Vivere in esilio. A cura di Elsa Maria Hein Alocco, prefazione di Rosetta Loy, Edizione Lavoro, 1996, pag. 7 — 8.)
Il ritorno volontario nel paese di origine è dunque uno dei possibili sbocchi del percorso migratorio. Spesso, però è un'opzione sottovalutata dall´operatore che considera l´integrazione dell´immigrato nel paese ospitante, l´unica alternativa da proporre.
Il concetto di ritorno che il progetto Nirva promuove, ha la sua essenza nel termine "volontario" che indica una scelta consapevole, nata dal desiderio della persona di tornare nel proprio paese d´origine e ricominciare lì una nuova fase della vita. E' importante che l'operatore assista il migrante in questa scelta affinché essa sia ponderata e consapevole e perché il suo processo di reintegrazione sia sostenibile.
Per tale ragione il ritorno promosso dalla rete Nirva non è solamente volontario, ma anche "assistito". L'assistenza si concretizza nella fase della scelta attraverso un´attività di counselling, durante la fase di pianificazione e realizzazione del viaggio e attraverso un supporto logistico e materiale. L'assistenza si conclude all'arrivo nel paese d´origine con l'accoglienza e la realizzazione di percorsi di reintegrazione.
Nel caso del ritorno volontario ed assistito di rifugiati, vittime di tratta e persone con la protezione sussidiaria, costrette a fuggire dal proprio paese o portate via con la forza, l´assistenza al ritorno volontario prevede anche di poter condividere con l´interessato informazioni sulla situazione socio-politica del paese di origine e sulle condizioni di sicurezza dello stesso, volte ad individuare eventuali elementi di pericolosità che potrebbero mettere a repentaglio la vita del beneficiario e/o di quella dei propri familiari.
Ritornare significa offrire una soluzione ai propri conflitti interiori e pratici: ritrovare la propria identità anche recuperando gli affetti familiari, mettere fine all´angoscia del fallimento e della precarietà. Molto spesso ritornare significa semplicemente darsi un'altra possibilità, ricominciando con un bagaglio di esperienze in più.
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